Prima ancora di nominare un’origine, origo ne assume la morfologia. Nella sua struttura grafica e sonora, la parola comincia e finisce con una “o”, figura minima del cerchio, della cavità, della soglia. In questa doppia apertura si inscrive una temporalità non lineare, un movimento che non procede verso un punto inaugurale, ma ritorna, ricomincia, si riavvolge incessantemente nella materia. L’origine non appare come un luogo remoto da raggiungere, né come mito pacificato del principio, ma come una condizione di rientro, una possibilità di esporsi nuovamente a ciò che precede il corpo e insieme lo sostiene.
Delcy Morelos, “origo”, installation view at the Barbican, London, 15 May – 31 July...
